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Le gote pallide non ancora
Morfeo,
è tempo di sfiorare
col palmo piumato.
Sarebbe mio assillo
non nego
chinarmi e col tuo bacio
librarmi tra gli astri
che puntano il cielo.
E pur tentando
l'angoscia respinge
ancora un minuto
il mio lieto scurire.
È come un treno veloce
il continuo fluire del cosmo
nella noce della mia esistenza.
Non si ferma
nemmeno un accenno
a rallentare
e lasciar prendere aria
al capo viaggiator consunto.
Ma chissà dove va questo treno
Morfeo
Quali tratte percorre?
Quali sentieri incontra
lungo il cammino
doloroso e notturno?
La sua meta
ancor mi è ignota
in questo mondo terreno.
E i passeggeri
quali storie avranno
per esser dipinti
di cotanta unicità?
Che voglia di starci
eviscerarne le origini
e capirne i motivi.
Testimone la falce
mi pare un castone lucente
lì nel cielo nero
che regge e di tepore
avvolge il gran mistero.
Fosse uno solo,
Morfeo,
il mezzo di tante ingiurie
che mi allontana dal tuo amor.
È una stazione piena
un intricarsi di binari
ruote stridenti
fischi e cambi di rotta.
Una tua carezza la vorrei
e sentirmi cullata
dalle tue melodie,
fino alla fine
del tumulto incessante
che mi discosta da te.
E attenderò, allora
ansimante
la fermata di questo treno
l'ultimo faro spento
l'ultimo passeggero sceso
per abbandonarmi a te.